Si è svolta oggi la giornata conclusiva del primo Forum sulla Strategia Adriatico-Ionica (Eusair) a Ragusa (Dubrovnik), in Croazia. Il programma del forum ha previsto oggi una seconda sessione plenaria, dove è stato affrontato il tema delle governance multi-livello intitolata "Unlocking the potential of the Adriatic and Ionian Region – the added value of multi-level governance". La prima, tenuta ieri, era invece dedicata alla sfide economiche e sociali dal titolo "For a resilient and innovative Adriatic and Ionian Region – tackling the social and economic challenges". Sempre oggi sono state inoltre organizzate tre sessioni parallele su temi quali lo spazio marittimo e la risoluzione dei conflitti d'interesse, l'avanzamento della cooperazione nei trasporti e nell'energia e lo sviluppo sostenibile della regione. La Strategia riunisce 8 paesi, 4 dei quali sono già membri dell'Ue (Croazia, Grecia, Italia e Slovenia) mentre altri 4 devono completare il loro percorso di adesione (Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Serbia).

L'attuale presidenza di turno croata cederà l'incarico alla Grecia, come spiegato dal viceministro greco dell'Economia, sviluppo e turismo, Alexis Charitsis in un'intervista concessa ad "Agenzia Nova" a margine dei lavori. "Pensiamo – ha osservato Charitsis - che si tratti di un'iniziativa molto importante poiché crea opportunità e sinergie per lo sviluppo dei 4 pilastri principali su cui si basa. Quest'area dell'Europa – ha aggiunto - non ha ancora conseguito quei risultati economici che potrebbe raggiungere, e vi è un enorme potenziale in questa regione. Attraverso la Strategia possiamo sviluppare tale potenziale, e sarà questo l'obiettivo principale della nostra presidenza di turno attraverso progetti concreti che possano contribuire a portare prosperità nell'intera regione".

Il viceministro ha poi osservato come alcuni temi oggi prioritari non fossero presenti al momento della prima stesura del piano d'azione della Strategia. Fra questi, ha ricordato, vi è naturalmente quello della crisi migratoria e dei rifugiati. Secondo Charitsis la Grecia ha assunto, in particolare nello scorso anno, un grande peso su di sé nell'ambito della crisi migratoria. "E' un peso – ha osservato – che non può essere portato da un solo paese membro e pensiamo sia una visione condivisa da molti altri nostri colleghi in Europa. L'Italia ad esempio ha fatto la stessa esperienza un paio di anni fa, e sta ancora affrontando una situazione molto difficile per quanto riguarda la crisi migratoria. Crediamo che sia necessario fare riferimento ai valori fondanti dell'Europa, fissati decenni fa, ovvero i valori di solidarietà e coesione. Occorre che tutti gli stati membri prendano parte agli enormi sforzi che mirano a fronteggiare la crisi dei rifugiati con un approccio umanitario".

A questo proposito il viceministro ha ricordato che le autorità greche, negli ultimi mesi, hanno salvato oltre 150 mila persone nelle acque dell'Egeo. "Naturalmente, molte delle nostre risorse sono state spese per questa causa – ha infine aggiunto – anche dal punto di vista finanziario, e nonostante la crisi economica che stiamo affrontando. Crediamo – ha ribadito Charitsis – che tutti i paesi europei ed in questa regione debbano agire in modo unitario riguardo al problema. Iniziative come la Strategia Adriatico-Ionica mettono insieme i paesi, e possono quindi apportare un contributo importante rafforzando le sinergie fra di noi, anche su questioni come questa che probabilmente non erano presenti quando fu avviato il piano della Strategia".

Riguardo alla situazione finanziaria della Grecia, il viceministro ha ricordato che lo scorso 9 maggio si è svolta una riunione informale dell'eurogruppo. "La Grecia – ha osservato - ha impiegato molti sforzi negli ultimi mesi per raggiungere gli obiettivi prefissati in ambito economico con le nostre controparti nell'accordo sottoscritto lo scorso agosto. Lo sforzo è stato riconosciuto da tutte le parti coinvolte, e questo si riflette nella decisione dell'eurogruppo lo scorso 9 maggio, quando sono state gettate le basi per un accordo finale da chiudere il 24 maggio. Sono ottimista – ha aggiunto – sul fatto che il 24 maggio potremo avere un accordo sulla revisione del programma esistente e sulle riforme approvate dal parlamento. Questo ci darà la possibilità di sbloccare l'economia dopo mesi turbolenti".

Secondo il viceministro greco, inoltre, il via libera dell'eurogruppo darà ad Atene anche un'opportunità con i partner europei per proseguire la discussione sulla ristrutturazione del debito greco. "Quella del debito è una questione chiave per la nostra economia greca – ha detto Charitsis - perché un progresso su questo fronte potrà ridare fiducia ai cittadini e agli investitori". Anche questo passaggio sarà affrontato il 24 maggio, ha ricordato Charitsis. "Questo avrà un effetto su tutti gli altri fattori di sviluppo e sulle iniziative che finora abbiamo messo in atto", ha concluso il viceministro.

I lavori del forum sono serviti anche a fare il punto sulle iniziative che coinvolgono tutti i livelli istituzionali, compresi quelli locali. La strategia a lungo termine per la Macroregione Adriatico-Ionica va fondata innanzitutto in base alle esigenze dei territori e sul miglioramento della qualità della vita delle popolazioni che vi abitano, secondo l'opinione di Patrizio Bianchi, assessore per il Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro della Regione Emilia Romagna. Bianchi, che ha preso parte ai lavori di Ragusa, ha individuato in un'intervista ad "Agenzia Nova" tre fattori principali emersi nel corso delle discussioni.

"La mia impressione – ha detto Bianchi - è che da questa prima conferenza Eusair emergano tre temi: il primo è che occorre trovare una prospettiva strategica. Abbiamo sentito molte affermazioni, dette sia dal punto di vista di Bruxelles che degli stati nazionali e degli operatori, riguardo ad una prospettiva a lungo termine. La parola 'strategia' è stata usata molto in tutti gli interventi, ma alla fine tutti hanno convenuto che 'ce n'è bisogno". Il secondo fattore che emerge dalla conferenza è che "il mondo è più articolato degli stati nazionali. Se noi continuiamo – ha osservato Bianchi - a ragionare sulla base degli stati nazionali non cogliamo la complessità delle situazioni. Non è un problema di "governi regionali contro governi nazionali", ma occorre individuare il valore del territorio, poiché i territori urbani hanno un'affinità fra di loro, e così pure quelli rurali e quelli affacciati sul mare. La riduzione del problema, quindi, in una trattativa forzata fra governi nazionali non può che portare a delle dichiarazioni 'piatte'".

Il terzo fattore, secondo Bianchi, non è stato discusso ma emerge implicitamente, ed è il tema della formazione delle persone. "Non è stato affrontato in questa conferenza il punto chiave dell'educazione. Sappiamo benissimo – ha osservato - che non è possibile generare dei processi di sviluppo senza investire in modo massiccio nell'educazione, senza perseguire l'obiettivo di rendere complementari i sistemi educativi dando attenzione al rapporto fra questi e i processi di formazione". Queste tre tematiche principali devono, secondo l'assessore, "partorire qualcosa di più", e non basta aspettare che fra due o tre anni venga organizzata una seconda conferenza. "Dovremmo trovare il modo – ha proseguito - di generare dei gruppi ad alto livello che siano in grado di fissare questi ragionamenti e diffonderli sia a livello dei governi nazionali, di quelli regionali e anche all'interno 'delle mille facce' della Commissione Ue".

Alla domanda su quale può essere il ruolo delle regioni nel contesto della Macroregione Adriatico-Ionica, cosa queste sperano di ottenere e cosa chiedono, Bianchi ha risposto che "innanzitutto dobbiamo fare i conti: se prendiamo alcune regioni italiane – ha spiegato – queste, per popolazione e soprattutto per Prodotto interno lordo, sono più grandi di molti degli stati nazionali che sono sull'altra sponda dell'Adriatico. Occorre dunque riportare tutto a delle dimensioni complementari. L'Emilia Romagna è due volte la popolazione dell'Albania, e credo che in termini di Prodotto interno lordo lo sia tre volte". Ancora una volta Bianchi individua tre punti principali per affrontare la questione delle regioni, il primo dei quali è rappresentato dalla gestione dei fondi. "Le regioni gestiscono, in triangolazione con il governo nazionale e Bruxelles, i fondi strutturali, quindi essenzialmente il Fondo sociale, il Fondo di sviluppo regionale ma soprattutto, cosa di cui non è stato discusso, il Fondo di sviluppo agricolo.

La capacità di gestire e fare dunque un pianificazione territoriale passa per le regioni e io ho l'impressione – ha osservato - che questo non sia più sufficiente. E' proprio qui che a mio avviso emerge il secondo punto, ovvero la necessità di trovare una migliore connessione fra le politiche strutturali e gli interventi diretti". Il terzo fattore è rappresentato secondo Bianchi dalle politiche sociali. "Questo tema – ha detto – non è stato affrontato nel corso della conferenza, ma 'rientra dalla finestra' attraverso il problema dei rifugiati. Le politiche sociali non sono però solo questo, bensì riguardano il modo in cui vive la gente. Dobbiamo tendere ad una maggiore uniformazione della qualità della vita delle persone e dei servizi a loro forniti. I temi di cui non abbiamo discusso qui oggi – ha proseguito – sono quelli più a cuore delle persone che stanno fuori da questa porta".

“Se noi ragioniamo solo in termini di dichiarazioni fra governi oppure di 'ingegneria degli incentivi' non incontreremo l'interesse della gente. Sono convinto che i temi più legati alla vita dei cittadini siano in realtà quelli più aderenti ad un discorso fatto sul territorio e coerenti con la necessità di ragionare in termini strategici a lungo termine", ha concluso Bianchi, sottolineando come il Forum abbia avuto la capacità di fissare dei temi su cui i partecipanti hanno convenuto. "Ha anche però reso evidenti – ha concluso Bianchi – i problemi che sono ancora tutti da affrontare. I servizi alle persone che diventano elementi fondamentali per lo sviluppo, l'educazione, il territorio e il suo rapporto con la Macroregione: tutto questo può essere letto come materia negoziale fra vari livelli di autorità, ma non è più sufficiente, altrimenti risulta chiaro perché la gente non si riconosce nell'Europa".

Nella giornata di ieri il forum ha contato la presenza del capo della Farnesina, Paolo Gentiloni, del ministro degli Esteri croato, Miro Kovac, di quello albanese, Ditmir Bushati, del viceministro greco dell'economia, Aleksis Charitsis, del ministro degli Esteri bosniaco, Igor Crnadak, di quello sloveno, Karl Erjavec, del sottosegretario montenegrino per l'Integrazione europea, Aleksandar Andrija Pejovic, e del ministro per l'Integrazione europea della Serbia, Jadranka Joksimovic. Era presente infine il Commissario europeo per le Politiche regionali, Corina Cretu. L'evento di Dubrovnik è servito a fare il punto sui progressi della Strategia avviata nel 2014 dalla Commissione europea per la regione adriatica e ionica, e che riguarda principalmente l'economia marittima, trasporti terra-mare, connettività in campo energetico, protezione dell'ambiente marino e turismo sostenibile.